mercoledì 13 aprile 2016

Le (mie) ragioni del referendum oltre trivelle e tecnicismi, proiettate al futuro.


Le ragioni che vengono da più fronti a sostegno dell'andare a votare domenica sono varie e tutte probabilmente valide sia per il fronte del SI che per quello del NO.

Ma dietro alle classiche motivazioni del SI possono celarsi altre ragioni legate a temi di innovazione sociale, di cui nessuno parla.
Io, in particolare, ho le mie.
Come immagini il tuo mondo tra cinquanta anni?
Io lo immagino molto diverso da quello attuale, fondato sul concetto di condivisione della vita e delle attività quotidiane dove l'energia non deriva solo da una spina in un muro.
Lo immagino fatto di persone al centro che condividono e risparmiano messe in rete dagli strumenti che la tecnologia fornirà loro, dove non avremo più gli attuali sistemi di trasporto, l'attuale spreco di energie del pianeta e sopratutto gli idrocarburi.

Tra cinquanta anni ridurremo i consumi grazie alla condivisione degli spazi, dei mezzi di trasporto, del cibo, attraverso processi che ottimizzeranno le nostre vite riducendo l'energia necessaria a fare quello che oggi facciamo quotidianamente.
Ci saranno le finestre e i mattoni fotovoltaici, i droni per le consegne e spesso, basterà un pc collegato ad internet per lavorare, gli imballaggi del nostro cibo saranno riutilizzabili più spesso e l'acqua sarà una risorsa indispensabile che utilizzeremo anche per produrre energia.
Avremo la sesta rivoluzione nel settore edilizio che porterà ad abitazioni autosufficienti dal punto di vista energetico, le renderemo indipendenti da fattori esterni; non avremo più bisogno di spostarci così tanto e se lo faremo, condivideremo con gli altri l'energia necessaria per muoverci.
Questa è la società che vedo tra cinquanta anni.

Ma c'è anche la possibilità che tutto ciò non accada perché la società sceglierà di rimanere al palo, legata a logiche attuali che sono difficili da scardinare e che mantengono lo status delle cose legate al petrolio, all'inquinamento, alla proprietà privata estremizzata e, in genere, al consumismo che danneggia il pianeta.
Una società che non vorrà condividere e che continuerà a consumare pian piano se stessa e questa terra fin quando potrà, la sintesi delle non classiche motivazioni del NO.

La scelta di domenica è quindi per me molto diversa, è una scelta tra queste due vie, non una scelta legata alle dodici miglia o meno.
Quella di domenica non è una scelta tecnica, è una scelta di innovazione sociale, di visione futura di una società e della politica.
Quella di domenica è una scelta legata al futuro delle generazioni, alla trasformazione qualitativa delle loro vite oppure alla conservazione dell’attuale status finché madre natura permetterà.

TU dove vuoi che vada la società dal 18 Aprile in poi?
Vota SI se vuoi una società che pensi e si proietti al futuro, vota NO se vuoi che il futuro tardi ad arrivare.

1 commento:

  1. Il referendum, a mio avviso, non va snaturato. È uno strumento di limitata (essendo stato proposto da 6 regioni ed avendo subito innumerevoli stralci) democrazia, per decidere se consentire o meno che l'estrazione di gas e petrolio continuino fino all'esaurimento dei giacimenti o se questi debbano essere abbandonati a scadenza della concessione. Aldilà delle ragioni ambientaliste, mi permetto di segnalare che la spinta propulsiva del SÌ è una semplice ipotesi e non credo che la politica energetica del Paese abbia bisogno di proclami, ma di scelte oculate e sensate. Che ci si informi sulle conseguenze dell'una e dell'altra scelta, si discuta e si vada a votare (l'astensionismo è, a mio avviso, una piaga di indifferenza da debellare e non una presa di posizione da ostentare come protesta civile). Ma lo si faccia con cognizione di causa, altrimenti i referendum, già armi spuntate per il modo in cui vengono promossi e portati avanti, resteranno al livello,sia pur sacrosanto,delle manifestazioni di piazza.

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